Figc radia Moggi, Giraudo e Mazzini

Cinque anni dopo la giustizia sportiva si avvia ad archiviare Calciopoli. Mancava l’ultimo tassello, quella “proposta di radiazione” lasciata in sospeso nell’estate 2006 per Luciano , Antonio Giraudo e Innocenzo Mazzini, squalificati per cinque anni per il ruolo ricoperto in quello che e’ stato forse il piu’ grande scandalo nella storia del pallone italiano. E oggi e’ arrivata la prima risposta concreta. L’esclusione a vita dal mondo del calcio, dopo gli arbitrati del Coni, era rimasta pendente, una sorta di vuoto normativo creatosi nel passaggio tra la disciplina del vecchio Codice di Giustizia sportiva e il nuovo testo normativo entrato il vigore l’1 luglio 2007. E davanti al possibile ritorno di nel calcio, una volta scontati i cinque anni di inibizione, ecco la richiesta avanzata nel marzo dello scorso anno dal presidente della Figc Giancarlo Abete di un parere interpretativo della Corte Federale sull’articolo 19 del Codice di Giustizia Sportiva “in materia di preclusione dai ranghi della Figc”. Un mese dopo arrivava la risposta che sembrava non lasciare alcun dubbio: la sezione consultiva della Cgf riteneva che il provvedimento di preclusione doveva considerarsi “implicito, quale effetto ex lege, nelle decisioni con cui gli organi della giustizia sportiva, dopo aver irrogato la sanzione della sospensione nella misura massima, si sono pronunciati nel senso della particolare gravita’ delle infrazioni”. Il passo successivo e’ stata la richiesta, partita sempre della Figc, di un parere dell’Alta Corte di Giustizia Sportiva del Coni che pero’ la ‘bolla’ come inammissibile. Ma mentre e soci cantano vittoria, il Consiglio federale, nel marzo scorso, delibera la disposizione per regolamentare la radiazione, rimettendo i casi alla valutazione degli organi di giustizia sportiva con il doppio grado di giudizio e garantendo cosi’ il principio del contradditorio. In altre parole sarebbe toccato alla Commissione disciplinare e alla Corte di Giustizia, ed eventualmente all’Alta Corte del Coni come ultimo grado, pronunciarsi su quella ‘proposta’. Contro la delibera, Mazzini fa ricorso al Coni (la sua richiesta verra’ dichiarata inammissibile), mentre , ottimista visto quello che stava emergendo dal processo penale di , rimane in attesa. A maggio, pero’, si celebra l’udienza davanti alla Disciplinare.  Cinque ore di dibattimento al Parco dei Principi, lo stesso albergo dove 5 anni fa ando’ in scena il processo di calciopoli, con la sospensione del procedimento nei confronti di per la richiesta di ricusazione (poi respinta) nei confronti del presidente della Disciplinare, Sergio Artico, e dei due avvocati Gianfranco Tobia e Riccardo Andriani che componevano la Corte, perche’ avevano gia’ giudicato l’ex ds bianconero per la vicenda delle schede svizzere. Ora l’esito: tutti radiati. La Disciplinare ha di fatto respinto tutte le eccezioni presentate dalle difese ritenendo “tuttora sussistente il giudizio di disvalore nei confronti delle condotte acclarate nelle ‘sentenze rese'”. “Questa Commissione – si legge nelle motivazioni – e’ chiamata oggi a portare a definizione il procedimento svoltosi dinanzi alla Corte federale nel 2006, effettuando una propria autonoma valutazione del tutto discrezionale, e non dunque una valutazione vincolata e automatica sugli stessi fatti. Ne’ puo’ ritenersi violato il principio della irretroattivita’ della legge giacche’ logicamente la valutazione sulla preclusione non puo’ che essere resa dall’Organo oggi competente a pronunciarsi”. Secondo la Disciplinare, inoltre, “non si tratta di dare due diverse sanzioni per gli stessi fatti, quanto piuttosto di completare un giudizio al quale mancava un ultimo segmento di valutazione, rimasto pendente”. E il giudizio e’ stato basato su quanto stabilito nel 2006. Per quanto riguarda l’ex dg bianconero, “e’ sufficiente considerare che nelle ‘sentenze rese’ e’ stato accertata, tra l’altro, ‘la piena e concreta attitudine’ del “a falsare la classifica’ attraverso una continua ‘opera di condizionamento del settore arbitrale’, attitudine che si e’ concretizzata in una serie di ‘episodi, ripetuti nel tempo e nello spazio, incontroversi nella loro storicita” tutti obiettivamente tendenti ‘al conseguimento dello scopo di alterazione della competizione per effetto del condizionamento della classe arbitrale’, nonche’ ‘dell’ulteriore vantaggio dell’alterazione della classifica e dell’ottenimento della vittoria del campionato, della rimarchevole e irreparabile alterazione della parita’ di condizioni di contendibilita’ del titolo sportivo rispetto a molte altre squadre'”. “In conclusione – sottolinea ancora la Disciplinare – la condotta del deferito, cosi’ come accertata nelle sentenze rese, risulta palesemente incompatibile con i principi di lealta’, correttezza e probita’ ai quali l’ordinamento sportivo non puo’ abdicare, pena la sua irrimediabile caduta di credibilita’ e financo la sua stessa sopravvivenza”. E ne’ “il fatto che altri soggetti obbligati all’osservanza della normativa federale possano aver tenuto, in ipotesi tutt’ora da accertare, condotte analoghe a quelle acclarate nei confronti del dalle ‘sentenze rese'”, ne’ “gli elementi istruttori acquisiti nel processo penale pendente nei confronti del dinnanzi al Tribunale di Napoli” “possono influire sulla decisione della Commissione”, proprio perche’ a livello sportivo fanno fede le sentenze del 2006. Nel caso di Giraudo, inoltre, la Disciplinare non ha ritenuto che “la concorsualita’ degli illeciti e il decorso del tempo possano affievolire, sanare o determinare una sorta di ‘effetto oblio'” sui fatti accertati. Adesso per , Giraudo e Mazzini la possibilita’ di ricorrere alla Corte di Giustizia federale .

Alessandro Lugli

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