Il campionato accende i riflettori…
Finalmente, dopo 3 mesi di amichevoli, colpi di mercato a debito e a credito, addii pesanti e arrivi importanti, il nostro (ex) campionato più bello del mondo, ha riacceso i riflettori…abbiamo perso Kakà e Ibra, ma sono arrivarti giocatori del calibro di Diego ( che ha già fatto vedere di che pasta sono fatti i suoi piedi)…ed Eto’o (che ha “gonfiato”, anche se su rigore, la sua prima rete italiana…).
Forse non siamo i più belli, come una volta, forse ormai da circa un lustro, ogni anno perdiamo qualcosa in qualità, ma possiamo tranquillamente affermare che, a differenza di altre ben più note nazioni “pallonare” che hanno fatto man bassa di campioni e campioncini in giro per il mondo, le quali, però, oltre le 2 o 3 squadre al vertice, dietro hanno poco o nulla, noi possiamo vantare una “selva” di squadre agguerrite, che daranno non poco filo da torcere alle cosiddette “grandi” del nostro campionato.
Inter e Juventus, sono le deputate alla vittoria
finale, ma dietro di loro, qualitativamente, non c’è più il deserto, anzi, una decina di squadre che renderanno questa lunga sfida, assolutamente unica.
Il Milan per cominciare, che ha perso molto con l’addio di Kakà, e dopo un pre-campionanto a dir poco disarmante, ha recuperato gioco e fortuna con la vittoria al “Berlusconi” vinto ai rigori sui bianconeri juventini (ben felici di aver perso, per la cabala che toglie dalla corsa scudetto i vincitori della Coppa), e della buona partenza in campionato, nell’anticipo di sabato sera, con un 2-1, anche se non troppo convincente, sul Siena del bravo Giampaolo, grazie alle prodezze di un Pato in gran forma, senza più l’ombra della stella Kakà, e di un ritrovato Ronaldinho, meno sorridente e più ispirato;
della Roma, che si è rinforzata poco o niente, e che forse ha riacquistato, finalmente, la qualità e la forza dirompente del suo Capitano, che pareva essersi un po’ perso per strada, e che poi, può sempre contare sulla caparbia volontà aggregante del suo allenatore Spalletti, in grado di dare spinte psicologiche importanti ai suoi giocatori, anche se ieri ha steccato la prima, sotto i fendenti rossoblu del Genoa dell’ottimo Gasperini, a tratti fulminante nella velocità e nelle azioni, che ha saputo recuperare e ribaltare i 2 gol giallorossi e nonostante l’addio di Milito, finito sulla sponda nerazzurra di Milano, tra Europa League e campionato, non pare aver dimenticato come si gioca a calcio;
della Fiorentina di Prandelli, del suo stellare attacco, (bellissimo gol di Mutu, ieri nell’1-1 col Bologna in una gara rimessa in carreggiata solo nella metà del secondo tempo) e del suo ottimo portiere, che ha perso Felipe Melo, ma ha guadagnato giocatori del calibro di Marchionni e di Zanetti (purtroppo già fermo, per una botta ricevuta a Lisbona nei preliminari di Champions…); della Lazio di Ballardini, che ieri ha vinto contro un’Atalanta sprecona in attacco con l’ex Cagliaritano Acquafresca; dell’altra sponda genovese, quella blucerchiata della Sampdoria dell’ex atalantino Del Neri, con le prodezze di FantAntonio Cassano e di Pazzini, ieri vittoriosi contro il Catania dell’esordiente allenatore (38 anni!!!) Atzori;
del Cagliari di Allegri, che si porta in dote, (nonostante la partenza stentata con 5 partite e 5 sconfitte), lo stupendo campionato dello scorso anno, ma che ieri, forse, non ha motivato abbastanza i suoi giocatori che contro il Livorno, ritornato in seria A dopo solo un anno tra i cadetti, di un Lucarelli mai domo e di un Alessandro Diamanti a tratti imprendibile e spettacolare in certe giocate, non hanno mostrato quella “cattiveria” e quella lucidità sotto porta, fatta vedere più di una volta, l’anno scorso; ma chissà, forse era anche contro il suo cuore, profondamente amaranto, che avrebbe dovuto lottare il tecnico Livornese; ed è uscito fuori, uno 0-0 a lunghi tratti noioso;
del Napoli di Quagliarella e Lavezzi e del Palermo dell’ex Uomo Ragno Zenga che ha galvanizzato giocatori e ambiente coi suoi proclami da “scudetto”, affrontati ieri, in una discreta partita, terminata 2-1 per i rosanero siciliani, ma dominata in gran parte dagli azzurri di Donadoni, influenzata da uno svarione in difesa di Maggio, che si è fatto infilare ed umiliare da Cavani, con palla tra i suoi piedi, da un gol annullato ad Hamsik, probabilmente regolare e dagli innumerevoli legni colpiti dai napoletani; un Palermo cinico, un Napoli sfortunato;
dell’Udinese del figliol prodigo D’Agostino, rimasto ad Udine, dopo la telenovela estiva con la Juventus, che ieri, in un bel 2-2 col Parma, ha ribadito che il suo attacco non ha perso tutti i colpi con l’addio di Quagliarella, emigrato verso i lidi partenopei di De Larentis e che con Di Natale può sempre dormire sonni tranquilli…un po’ meno la difesa, con alcune amnesie da correggere al più presto.
Rimangono, forse un gradino più sotto, il Bari, che nell’anticipo di ieri ha rischiato di far saltare le coronarie a molti interisti, e che potrebbe far ben figurare, nel proseguo del campionato, per il gioco espresso dai ragazzi di Ventura contro l’Inter, il Chievo che ha fatto bene con la Juve di Ferrara, nonostante la sconfitta, rischiando di lasciare anche l’altra grande un solo punto, il Bologna che è riuscito nell’impresa di contenere gli assalti della Fiorentina, il Parma che ha ben pareggiato ad Udine, il Catania che ha perso in extremis, non giocando male, con la Sampdoria e il Siena che ha perso col Milan.
Discorso a parte per Inter e Juventus, con due esordi diversi.
Via Ibra, senza rimpianti, sono arrivati Milito ed Eto’o.
Ieri, partita sottotono, e alla fine, per come si stavano mettendo le cose, un punto guadagnato dai nerazzurri. Per la Juve, sprazzi di buon gioco, con un Diego in gran forma, con Iaquinta in gran spolvero per cui ottime notizie anche per Lippi.
Bianconeri senza fiato nel finale, ed il Chievo ha rischiato di ripetere l’impresa dello scorso campionato. Juve e Inter indiziate per la vittoria finale.
Ma attenzione, non sarà una passeggiata, per quanto visto ieri…e se il buongiorno si vede dal mattino…buon campionato a tutti.
Discorso a parte per Inter e Juventus, con due esordi diversi. 
bell’articolo