Il Napoli replica alle accuse: “I bianconeri volevano giocare a porte chiuse!”

AL NAPOLI l’hanno presa con ironia. «Mettiamola così: dopo la trasferta di Manchester avevamo battuto 3-1 il Milan e dopo il successo sul Villarreal abbiamo vinto 3-0 a San Siro con l’Inter. Precedenti alla mano, dunque, è la Juve a dover essere contenta per il rinvio della sfida: non noi», ha detto ieri Salvatore Aronica, ricordando le precedenti imprese in campionato degli azzurri di ritorno dalla Champions League. Altro che paura dei bianconeri, insomma. Anche Walter Mazzarri è stato categorico. «La squadra era concentratissima e ben preparata, nonostante le fatiche di Monaco ». E la società non ha spinto in nessuna maniera, con le istituzioni cittadine, per non far giocare la gara di domenica sera. Le accuse al , rimbalzate pure ieri da Torino, non sono state dirette. La Juve, spalleggiata dalla Lega, si è limitata infatti a qualche velata allusione («Siamo stati tutti tenuti all’oscuro delle decisioni…»), sufficiente peraltro ad alimentare i soliti sospetti: generici e poco documentati. La gestione della vicenda da parte del club azzurro, processato per le sue presunte scorrettezze, è stata infatti irreprensibile e strategicamente perfetta, tenendo conto degli obiettivi da raggiungere. De Laurentiis si è limitato a prendere atto della volontà della prefettura di rinviare la partita, senza influenzarla in alcun modo. Il presidente, com’era peraltro nei suoi diritti, si è solo dato da fare per tutelare gli interessi economici della società e dei 50 mila tifosi già in possesso del biglietto, che rischiavano di essere penalizzati. Nessun timore di misurarsi con i bianconeri, insomma. Mazzarri e i suoi giocatori erano certi di vincere. Sarebbe stata una sconfitta, invece, affrontare la squadra di Conte in un San Paolo vuoto, a porte chiuse, rinunciando al pubblico e all’incasso milionario. Ma la minaccia, che poteva diventare reale, è stata scongiurata durante il vertice con le istituzioni. Coniugando trasparenza e furbizia. Il , padrone di casa, non era obbligato a informare della riunione (e non l’ha fatto…) Lega e Juve, che in teoria potevano chiedere al prefetto di far giocare la gara a porte chiuse, visto che l’emergenza era fuori al San Paolo e lo stadio agibile. E il club azzurro? Se n’è guardato bene, ovvio. E ha accettato il rinvio. Ma nessuna scorrettezza.

A.Lugli

fonte-repubblica.it

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